Vincitore 2016

Riva del Garda – 2 aprile 2016

Il Premio Mario Rigoni Stern ad Antonio Ballerini “Cristalli di memoria” (ed. Alpinia)

La giuria composta da Ilvo Diamanti, Paola Maria Filippi, Mario Isnenghi, Daniele Jalla e Paolo Rumiz coordinata da Margherita Detomas si è riunita al Muse, Museo delle scienze di Trento per decretare il vincitore dell’edizione 2016 del Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi. Il riconoscimento intitolato al grande scrittore italiano è andato ad Antonio Ballerini per il libro “Cristalli di memoria. Incontri di vite nei riflessi del tempo” edito da Alpinia.

Nel libro rivive originalmente la Grande Guerra in alta montagna filtrando la letteratura di guerra nella luce della memoria oggi. Al centro di una vita quotidiana di piccolo gruppo in condizioni d’eccezione sta la figura, finemente recuperata, di un giovane e umanissimo comandante, il capitano Arnaldo Berni, che reinvera i sentimenti e lo stile di Piero Jahier, in “Con me e con gli alpini””.

Segnalazioni

“Di gelo e di sangue” (Mursia) di Renzo Caramaschi narra con lingua levigata e dialoghi forti la storia di uno dei centoventicinquemila trentini, triestini, istriani e dalmati che, in divisa austroungarica, sul fronte sterminato di Galizia hanno combattuto la Prima guerra mondiale con un anno di anticipo e per una bandiera diversa rispetto agli altri italiani, trovandosi al centro dei maggiori sommovimenti del secolo.

“Guant. L’abbigliamento tradizionale in Val di Fassa” (Istitut Cultural Ladin di Fassa) a cura di Fabio Chiocchetti, esito della ricerca sistematica, presentata in forma divulgativa, sull’abbigliamento tradizionale della Val di Fassa, si distingue per la varietà delle fonti utilizzate con rigore etnografico e per la interdisciplinarietà dell’approccio al tema.

Pino Loperfido “La scelta di Cesare” (Curcu & Genovese). Che cosa pensare oggi di Cesare Battisti? In Trentino, in Sudtirolo, in Italia. Il romanzo propone una realistica dialettica di posizioni fra i pregiudizi di un padre trentino, abituato da sempre a pensar male di Battisti, e un figlio – ragazzo assolutamente dei nostri tempi – che una tesi di laurea in Geografia porta, lui stesso e il padre, a riscoprire, al di là di miti e contromiti, la complessità del personaggio e la verità delle cose.

Matteo Righetto “Apri gli occhi” (TEA) viene segnalato per la narrazione accattivante che coniuga una storia famigliare, intima, con un’idea particolare, moderna di montagna. Alcuni quadri proposti in rapida successione delineano un dramma personale che troverà finalmente la sua composizione in un contesto alpino dove l’immobilità delle rocce, e il fascino verticale che le definisce, aiuteranno i protagnisti a trovare una sorta di pacificazione nell’accettazione dell’irreversibile.